L’improvvisazione:totale e parziale

Io credevo, anche se lo conosco più di nome che di fatto, che Allevi improvvisasse. Mentre mi hanno spiegato che lui si scrive tutto. Per me è molto ma molto più semplice improvvisare che riprodurre bene una ballata di Chopin o il Preludio corale e fuga di Cesar Frank, mentre 20 anni fa era l’esatto contrario. Un improvvisatore si rende conto se un altro sta improvvisando o no. E poi a me non interessa. Per esempio, Bill Evans era un pianista che improvvisava da manuale, ma, confrontando diverse registrazioni di stessi pezzi, si nota che spesso ripeteva stessi riff o schemi melodici variando qualche nota. Cosa, diversa per Keith Jarrett, che appare un improvvisatore più puro, più istintivo e estemporaneo.ù

I diversi livelli di improvvisazione

Ci sono diversi livelli di improvvisazione: quella totale e quella parziale, fino ad arrivare alla variazione sul tema. Sinceramente, all’inizio usavo le scale suonando note quasi a caso o inconsciamente, poi ho iniziato ad usare anche riff, patterns ma mi sono reso conto che non era affatto quella la strada da seguire. Poi con i libri di composizione ed armonia ho capito il senso armonico di ogni accordo e progressione ma soprattutto come si realizza una linea melodica. Pertanto ora improvviso come se stessi componendo in modo accelerato. All’inizio è impegnativo, ma dopo anni di pratica diventa spontaneo e parte del tuo linguaggio. Se mi chiedi di risuonare quello che ho appena fatto mi metteresti in seria crisi.Di sicuro è bene evitare pattern o riff ma arrivare al nocciolo della sintassi e del periodare o fraseggio musicale, partendo dalle note, gli accordi fino ad arrivare alla successione di frasi musicali.Jarrett improvvisa a 5 voci. Non è affatto vero che il cervello non può improvvisare insieme con due mani, assolutamente falso.

Portare tempi diversi con ciascun arto

Il batterista, ad esempio, può portare quattro tempi diversi con ciascun arto. Il fatto è che in laboratorio è difficilissimo studiare il funzionamento del cervello che rimane una delle cose più sconosciute ed affascinanti ma misteriosa che ci sia. E’ anche vero che spesso una mano di accompagnamento diventa meccanica, e la concentrazione dell’improvvisatore si fissa solo su una mano. Ma non è sempre così. Ad esempio, se tu hai una idea nuova e comandi la tua mano sinistra di farla, mentre quest’ultima inizia a compiere sulla tastiera il comando del cervello, l’altra mano inizia contemporaneamente a sviluppare un’altra idea. Non si ragiona nota per nota, ma idea per idea, concetto per concetto, frase per frase. Non so se mi sono spiegato…Nel senso che, mentre una mano parte con un frase, l’altra ha tutto il tempo di svilupparne un’altra nata nel cervello qualche istante dopo.

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