Inizio in questa sezione sull’armonia, una trattazione approfondita sulla nomenclatura, classificazione e sigle per gli accordi musicali.
Questo nasce da alcune discussioni e scambi di opinioni riguardo alle sigle degli accordi tra me, Paolo Parrella e Paolo Mannelli, ma soprattutto da un bisogno di fare chiarezza sul caotico mondo degli spartiti musicali di musica leggera e jazz dove ognuno usa sigle diverse senza seguire uno standard fisso, cosa che nella musica classica è presente maggiormente, forse perché con più tradizione alle spalle e tempo a disposizione.
Iniziamo quindi passo dopo passo a fissare delle regole condivise e altre da discutere e valutare.
Cominciamo con gli accordi di tre suoni, dette Triadi.
Le triadi si suddividono in:
- Maggiore
- Minore
- Diminuita
- Aumentata
Ora vediamo come siglare questi accordi secondo la nomenclatura italiana e quella anglosassone (molti spartiti jazz si siglano con la nomenclatura anglosassone, anche se stampati e redatti in Italia)
L’accordo maggiore, ad esempio Do maggiore può essere siglato come
Mentre secondo le sigle anglosassoni:
Riguardo alle sigle degli accordi minori e delle altre triadi le trattiamo in separata sede.
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Ciao caro Paolo,
ti ringrazio prima di tutto per l’enorme disumano lavoro che stai svolgendo! Il mio interesse,come sai, è rivolto alla nomenclatura armonica.
Non capisco, tanto per iniziare, perchè tu citi il nostro semplice accordo di “Do maggiore” come
“C major chord”. Chiedo: siamo italiani o anglo-americani? Che si fa? Si parla un po’ italiano e un pò americano?
In riferimento alla foto, la sigla maggiore è una coincidenza.
Fosse per me userei solo le sigle in italiano, dato che anche nella nomenclatura musicale classica la lingua ufficiale è l’italiano.
Tuttavia spesso noi musicisti ci troviamo davanti le sigle anglosassoni e quindi è indispensabile conoscere bene anche quelle.
Noi italiani, quando ci troviamo davanti alle sigle anglosassoni, siamo tenuti certamente a conoscere anche quelle, con tutti i difetti e le contaddizioni che esse rappresentano. Loro invece non sono tenuti, perchè la loro nomenclatura è riconosciuta universalmente, mentre la nostra no! Ma……,siccome gli anglosassoni antepongono per loro regola grammaticale l’aggettivo al sostantivo, non capisco perchè essi siglino il nostro “Do maggiore” come “C major”, posponendo l’aggettivo. Se l’aggettivo dovesse essere preposto in base alla loro regola, essi dovrebbero scrivere “Major C” e non “C major”.
Non avevo mai fatto caso a questa cosa dell’aggettivo.
Credo che hanno siglano in quel modo per evidenziare subito su che nota l’accordo si basa e poi specificandone il tipo.
Probabile sia stato una questione pratica dovuta al suonare.
Però bisogna anche dire che tutte le notazioni sul pentagramma da Bach e ancora adesso nella musica classica ma non solo sono scritte in italiano e universalmente accettate.
Il fatto è che gli altri (anglosassoni ma non solo) ci hanno sorpassato musicalmente da secoli.
Prima eravamo i migliori, fino ai tempi di Mozart
Il problema del posizionamento dell’aggettivo è fondamentale per capire se le sigle degli accordi sono espresse in modo corretto oppure no.
Quindi per una corretta nomenclatura armonica, l’aggettivo, ripeto, non può essere apposto quando prima o quando dopo. Esso deve venire apposto o sempre prima, o sempre dopo. In questo modo si ha una regola. Regola che viene espressa in modo univoco nella nostra nomenclatura, ma non purtroppo in quella anglo-sassone, universalmente riconosciuta!!!
Scusa Paolo,
ma che facciamo? Iniziamo a parlare delle sigle armoniche degli accordi minori, quando non abbiamo ancora esattamente definito quelle relative agli accordi maggiori? Se si scrive “Cmajor”, bisogna anche scrivere “Seventh major”, come facciamo correttamente noi!!!
Paolo, stiamo parlando per ora solo delle triadi. Quindi non dobbiamo inserire la settima. Terminata la trattazione sulle triadi maggiori,minori, aumentate e diminuite passiamo a discutere sulle settime.
Sei d’accordo?
Infatti, stiamo parlando delle triadi. Hai citato la triade di Do maggiore, come “C” o come “C maj” nelle sigle anglosassoni, e come “Do M” o come “Do Magg”nelle sigle italiane. Non sono d’accordo. Il semplice simbolo italiano “Do” o il semplice anglosassone simbolo “C” sta a rappresentare la triade maggiore senza ulteriori precisazioni. Vedo però a lato scritto “C Major chord”, da cui deduco palesemente che gli anglosassoni appongono l’aggettivo dopo il sostantivo contrariamente ai dettami della loro grammatica, in cui l’aggettivo viene apposto sempre prima.
Che mistero è?
Hai certamente ragione in merito al fatto che C e Do indicano in modo semplice e chiaro la triade di Do maggiore.
Ma qui stiamo trattando tutte le sigle che si trovano in giro negli spartiti musicali di musica moderna, in modo che un ragazzo che studia musica riesce a capirle tutte.
Credo che la priorità di queste pagine sia mettere in grado che suona e studia musica di avere conoscenze e competenze che gli permettano di capire al meglio come suonare uno spartito musicale.
Quindi la strada che ho preso è quella di cercare di coprire tutte le casistiche delle sigle, anche quelle imperfette e non corrette ma che si trovano in spartiti anche di grande diffusione e di importanti case editrici musicali.
Le sigle,che si trovano in giro normalmente negli spartiti musicali americani di musica moderna, sono quelle anglosassoni. Ora,dico, siccome quelle anglosassoni
(come più volte ho dimostrato anche su siti americani, ma senza risultato…..!) sono contradditorie (vedi “Cmin/maj7), mentre le nostre italiane sono molto più coerenti (Do-/7+). Noi dobbiamo sì conoscere anche quelle anglosassoni, ma adoperare le nostre quando si scrive un brano. Io sono Paolo Mannelli, che faccio? Quando scrivo un arrangiamento, ci metto sotto le sigle anglosassoni? Mi sembra assurdo! Purtroppo sì, perchè il computer adopera quelle americane! Bella giustizia! Comunque, se vogliamo riconoscere la lingua inglese come lingua universale, perchè allora non parliamo l’inglese anche noi, invece di un italiano imbastardito?
Capisco cosa vuoi dire Paolo, tuttavia anche nell’informatica o in altri settori si usano termini anglosassoni e anche di più.
In merito, poi, alla non coerenza tra Cmin/maj7 mentre le nostre italiane sono molto più coerenti Do-/7+, devo dire che sono identiche nella loro presunta incoerenza.
Infatti, in quelle anglosassoni si indica min-maj mentre in quelle italiane + e -. Non cambia nulla, anzi, come detto pure sull’altro sito, e come insegnatomi e fattomi notare da famosi musicisti come Franco D’Andrea, Bruno Tommaso, Stefano Sabatini e Riccardo Biseo (solo per citarne alcuni) la sigla italiana che indica la settima maggiore con il segno + non è corretta dato che il + viene indicato per indicare le quinte e none aumentate (ma anche con il #).
Insomma si tratta di convenzioni, di mettersi d’accordo.
Siccome noi possiamo fare ben poco, non possiamo che elencare e mostrare tutti i possibili modi di siglare gli accordi.
Possiamo dire che non esiste uno standard mondiale ufficiale su queste cose.
Nella musica classica ci sono più sicurezze e nomenclature fisse che si studiano al conservatorio e nel jazz , forse, la Berklee School americana rappresenta lo standard di riferimento
Carissimo e pazientissimo mio omonimo,
il problema della incoerenza nella sigla anglosassone “Cmin/maj7″ sta nel fatto che in “Cmin” l’aggettivo “min” viene posto dopo di “C”, mentre in “maj7″ l’aggettivo “maj” viene posto prima di “7″. Nel nostro “Do-/7+”, il “-” è posto dopo il “Do”. Lo stesso dicasi per il “+” che viene apposto coerentemente dopo il “7″. Quindi le due sigle “Cmin/maj7″ e “Do-/7+” sono sì identiche per quanto riguarda il loro significato, è da precisare però che la anglosassone è incoerente dal punto di vista grammaticale, mentre la nostra è grammaticalmente corretta, indipendentemente dal fatto che si adoperi “+” al posto di “major”, o “-” al posto di “min”. Ma, l’errore grammaticale della sigla anglosassone, direbbe di per sè poco, se ciò non comportasse notevoli complicazioni riguardo alle estensioni degli accordi. Chiaramente noi italiani possiamo fare ben poco se non confrontare le nostra sigle armoniche con quelle anglosassoni lasciando decidere ai lettori quale sia la nomenclatura più corretta. La migliore soluzione penso che sia quella di conoscerle entrambe e quindi riportare su di una tabella le sigle anglosassoni e quelle italiane, in modo che il lettore tramite una equivalenza possa decidere autonomamente quale intenda adottare.
Nel lontano 1974 ho conseguito il diplomino “Berklee Correspondence Course”, ma da allora niente è cambiato.
Paolo.
Concordo su quanto dici.
Continuiamo la trattazione e spiegazione analizzando tutte le triadi (mancano quelle aumentate e diminuitie).
Poi passiamo alle settime e none.
Infine alle varianti (4,6)
Ringrazio per il consenso, che è fondamentale al fine di una trattazione definitiva. Analizziamo per iniziare le triadi. L’anglosassone “C” è l’equivalente del nostro “Do” e sta a significare la triade maggiore. L’anglosassone “C-”, o “Cmin”, sta a significare il nostro “Do-”. Credo che fino a qui possiamo essere d’accordo.
Quindi, tanto per iniziare, puoi catalogare “C = Do ” come triade maggiore, e “Cmin (o “C-”) = Do- “, come triade minore.
Attendo risposta. Grazie.
Paolo Mannelli
Si, concordo pienamente.
Fatto. Devo modificare qualcosa nell’articolo?
Nell’articolo che tu hai pubblicato su “Teoria musicale” al riguardo, hai siglato in inglese come “Dm” il nostro “Re-”. Volevo farti notare per esempio che il “Real Book” sigla “D-”(l’equivalente del nostro “Re-”), che H. Hancock sigla “Dm”, che Dick Grove (nel suo “Basic Harmony and theory”) sigla “Dmin” e che George Russell (nel suo “Lydian Chromatic conception) sigla a volte “-”, a volte “m” e a volte “min”. Mi chiedo quale delle diverse soluzioni possa essere la migliore! Forse la nostra!!! Insieme a quella del Real Book, un testo universalmente usato (con tutti difetti che può contenere) e che viene adoperato anche da coloro che hanno il monopolio della situazione!
Senza dubbio ci sono sigle più chiare e dettagliate e quindi migliori da usare e facciamo bene a scriverle.
Però dobbiamo anche ricordare che ce ne sono tante e diversificate di cui, appunto, alcune scorrette. Cerchiamo di illustrare più casistiche possibili.
Noi scriviamo “Re-” per significare “Re minore” e non, quando “Re-” o “Rem” o “Re min” o ” Re minor”, come invece fanno gli anglosassoni.
Da questo semplice punto iniziale mi permetto già di valutare che il nostro sistema di nomenclatura armonica è univoco e molto più chiaro. Non ha quindi niente da invidiare a quello anglosassone! Illustrando le varie casistiche, non produci altro effetto che confondere le idee ai lettori (secondo il mio modesto parere).
Sono passati due mesi senza alcuna risposta. Resto ancora in attesa.
Paolo Mannelli
Però anche in Italia si usano diverse nomenclature. Tu come intendi procedere nella nostra trattazione?
Avevi proposto giustamente di partire dagli accordi più semplici. Quindi la sigla più semplice per cifrare il nostro accordo di Do maggiore penso che sia “Do” e non “Do+” o “DoM” o “Do magg.”
Si sono d’accordo con te.
Ma dobbiamo indicare anche le altre sigle che si trovano in giro sugli spartiti?
Grazie per la risposta e per il tuo interesse verso queste problematiche. Noi siamo in Italia, siamo italiani, parliamo italiano, ed è quindi nostro dovere conoscere le sigle armoniche italiane.
Ciò non esclude che dobbiamo conoscere anche quelle americane (che credo tutti già conosciamo, purtroppo, con tutte le loro contraddizioni implicite!). Quindi credo che sia opportuno stilare, come io ho già fatto nel lontano 1974, la nostra nomenclatura armonica. Come tu avevi proposto, siamo partiti dal Do maggiore. Come lo vogliamo siglare?
Concordo su come hai detto di siglarlo tu, Paolo: semplicemente Do.
Per Do minore tu cosa suggerisci? Do- o Do m
Senz’altro “Do-”.